sabato 7 marzo 2015

Passaggi di neve

Oggi c'è un cielo terso e un vento freddo che appena tace nasconde un sole tiepido, forse più caldo di quello di marzo, forse un quasi aprile.
Ho ossigenato prima il corpo, ci ho messo dentro tutta l'aria che ho respirato, ho fatto andare le gambe, ho tirato a calci un supertele con due compari davvero d'eccezione, con cui poi ho pranzato sull'erba e divorato un gelato dalle dimensioni interessanti.

Lavorando poi di cibo e di creme, mi sono trovata incastrata in pensieri circolari sui passaggi di materia: quelli che trasformano una cosa in un'altra, quelli che dal liquido creano il solido, quelli che fanno le cose diverse alla vista, al tatto e al gusto.
Perché degli albumi che si montano a neve, hanno un fascino quasi ultraterreno.

Come fanno a prendere quella consistenza? come fanno a diventare altro di così diverso da sé, continuando sempre ad essere albumi?
La natura nascosta della neve, ferma, bianca e immobile, che da sempre portavano con loro, attendendo solo che qualcuno la portasse fuori dal guscio, così al bisogno.
E allora si, sono albumi chiari e appiccicosi e poi ad un tratto in pochi minuti diventano candidi ed eleganti. Un divenire potenziale con cui ignari convivevano, sorpresi loro stessi di poter diventare tanto altro da quello che sempre erano abituati a percepirsi.

Il cambiamento, i passaggi di stato, il farsi altro da sé è qualcosa che mi lascia incantata, quello di albume, a tratti quasi quanto quello di un animo.
Accogliere un cambiamento, accogliere pezzi nuovi di sé che lenti arrivano alla superficie, riconoscerli come propri e sapere di non poterne più fare a meno.
I pensieri circolari sugli albumi mi portano qui, molto più veloci di dove mi hanno portato le mie gambe questa mattina.
Dentro al cibo e a quello che ne viene e che ne è intorno, trovo di continuo modi di leggere me, anche se l'idea di sentirsi simile ad un albume, capisco, che possa richiedere numerose sedute di terapia ;)

Inutile dirvi che tutta quella neve candida e i suoi pensieri rotondi hanno fatto una brutta fine, perché nel flusso del cambiare ho deciso che dovevano assumere la forma di un tiramisù, di quelli bomba (spero!), di quelli "menomalecheciseitu". 
Che dire la ricetta è sempre quella, la trovate qui
In più ho solo aggiunto delle gocce di cioccolato nel mezzo della crema, così che mentre ti conforti nel morbido della crema, resti all'erta e trovi una goccia.

Allora buon sabato, un po' di neve e un po' circolare...

domenica 8 febbraio 2015

Spaghetti agli scampi, tappi dei pennarelli perduti e consapevolezza sull'albachiara

Questa è una riflessione affollata, come ultimamente molti aspetti della mia vita.
In mente ho una serie di cose che vorrei scrivere, che se ne portano dietro altre che vorrei leggere, altre che vorrei cucinare, qualcuna che vorrei cucire, molte altre che vorrei tagliare e incollare.
Il tutto è incastrato in uno spazio temporale che prevede anche blande attività di sopravvivenza quotidiana, di rossi da scegliere, di parole da dire e di baci da dare.
Per cui in preda ad un raptus creativo non gestibile decido di affollare e "diunfiatoraccontare" quanto gli spaghetti con gli scampi abbiano a che fare con i tappi dei pennarelli perduti e così per magia alla consapevolezza che Albachiara non parla della mia Chiara.
Partiamo tuttavia da un inizio.



Non adoro il pomodoro con il pesce. Nella mia letteratura "gastronomica" il pesce è in bianco, forse un paio di pomodorini, ma generalmente in bianco.
I primi di pesce, che più mi piace mangiare, non prevedono pomodoro, eccetto uno: gli scampi.
Ieri sera ho deciso che avevo voglia di una cena, diciamo vera, primo, secondo, contorno e un vino vero. Almeno avevo voglia di cucinarla.
Gli scampi sono senza impegno.
Reciproco, intendo.
Nel senso che loro sono buoni, e basta.
Viene un sughetto speciale nel tempo che la pasta si cuoce, e basta.
I nani puliscono il piatto, e basta.
Io li mangerei dalla padella, e basta.
Unica vera segnalazione che mi sento di dire è che le linguine sono di gran lunga migliori, e che completare la cottura della pasta nella padella permette alla pasta di mantecare, si, quasi come un risotto..ed è magia allora.

Ma poi arrivano i tappi dei pennarelli perduti.
Ogni nano scolarizzato, a scuola, probabilmente, è abituato a raccoglierli.
Il nostro barattolo è pieno.
In questa domenica sera affollata vi domando dove finiscono i tappi dei pennarelli perduti.
Non posso buttarli, non me la sento. Ma così senza il fedele compagno pennarello mi lasciano dubbiosa sul loro destino, così senza una mano di un bambino che li stappa, mi sembrano senza futuro o magari in cerca di uno nuovo, di una luce nuova.
Per ora li guardo, e basta.
Spero che scrivendone, entrino nel paradiso delle cose che vorrei trasformare e attendano fieri il loro turno.



Ultimo punto di questa isterica riflessione. Ho riascoltato Albachiara, ho riletto il suo testo e sono assolutamente certa che la mia Chiara non è lei, non ha nulla a che vedere con lei, è un'altra Chiara e questo mi piace tutto sommato molto.

sabato 31 gennaio 2015

Tutte le cose che ne contengono molte altre




Allora si, sono troppo raffreddata e ho davvero troppi brufoli per non essere una quindicenne.
Questo lo stato di fatto.
Questo il fuori della scatola.
Poi il dentro.
Quello di come mi sento.
Direi sparsa, in cerca, a tratti persa.
Quindi direi che in questo caso specifico la scatola è abbastanza allineata con il suo contenuto.
Lavorando su una cosa che chiede molto dentro, ho ritrovato uno degli oggetti che più di altri contiene mille altre cose.
Un ricettario, meglio un' agenda trasformata nel tempo nel mio ricettario, lo spazio fisico che ha accolto la storia di ognuna di quelle ricette che sono finite lì sopra.
Lo sfoglio e pezzi di tempi tornano in superficie, quelli di quando ogni mercoledì andavo laggiù ad imparare a cucinare, quelli di quando a casa con il pancione cucinavo e cucinavo, quelle dei primi anni di questo blog dove ero solo incantata dal benessere che fotografare e scrivere di cibo mi dava.
Ma custodisce molto di più: i giorni silenziosi, le ricette sbagliate e me, che nel tempo diventavo altro.  
Adoro tutto ciò che accoglie dentro di sé altro, tutti coloro che riescono ad andare oltre i mille contenitori in cui siamo imbrogliati, adoro immaginare tutto ciò che c'è dentro un sapore, le mani attente, il fuoco lento, le erbe, le imperfezioni. 
E adoro passare dal sapore alla vita, tornare ad un profumo e arrivare ad un sentimento. Raccontare di cibo e di come prendersene cura è un modo in cui mi sento bene, i cui facili mi appaiono tante cose che provo o che non provo più.

E allora stasera, che fuori piove e la mia scatola è troppo ammalata per considerazioni sensate, vi lascio un po' in cerca di tutte le cose dentro i contenitori, soprattutto quelli sparsi della vita, così senza ricetta puntuale..solo ricettari.





 

lunedì 26 gennaio 2015

Broccolo di Natale lontano

Oggi serviva darsi da fare.. e io mi do da fare sempre, non mi nascondo, anzi troppo spesso me lo vado a cercare il da fare, con torcia e lente di ingrandimento.
Non ne riesco a fare a meno, mi impelago di continuo, restando invischiata spesso, senza forze anche.. perché la coperta e sempre troppo corta  e i miei piedi restano scoperti tantissime volte.
Mi fermo.
Basta storie di complicati modi di vivere le cose del mondo.
Torniamo al darsi da fare, e in particolar modo al darsi da fare con i broccoli.
Il principe ranocchio della mia cucina, brutti, verdi e puzzolenti nascondono un cuore d' oro, un animo forte e alle volte anche una bionda chioma su un cavallo bianco.
Sono amici fedeli che riservano sempre altro oltre le apparenze, in ogni occasione resteranno al tuo fianco con un cuore generoso.
Oggi li ho sfruttati per un Natale sfasato, per portare calore su una tavola che chiedeva unione e condivisione, un pranzo che voleva quasi chiedere scusa di una mancanza, di una assenza..
E' stato bello, bello da impazzire perchè il desiderio di condividere ha creato l'occasione, ha portato il Natale in tavola il 25 gennaio..
e allora un broccolo si, cari miei, un broccolo è il compagno giusto per trasformare una data in un Natale del cuore..un 25 gennaio, 
con un broccolo silenzioso ricordo fiorati e parole.

Facili come non mai
Broccoli siciliani cotti a vapore, un po' di sale un po' di pepe
Una bella teglia calda di porcellana imburrata, dispongo i broccoli e li schiaccio grossolanamente con una forchetta
Una generosa dadolata di caciotta di mucca mescolata  e poi ancora uno strato di broccoli grossolamenente schiacciati
Mollica di pane grossolana, grana grattuggiata e scaglie di mandorle tutto a coprire
Forno - Grill a 180° per 15 minuti circa..

Aprite il cuore e godeteveli generosamente!!!

Sabato mattina, il mio

C'era una volta una mattina in cui tutto tace, tutto è silenzioso e solitario.
Si chiama sabato mattina ed è in assoluto uno dei miei preferiti, soprattutto nel momento dell'attesa che inizi.
Il sabato mattina non ha aspettative di un vero giorno di riposo, ma è uno spazio rubato ai tanti che lavorano, alla vita che fuori comunque si accende, a qualche scuola che comunque anche questa mattina si apre.
Il sabato mattina non ha una natura sola, ma si adatta ai desideri di spazio di ognuno. 
E allora mi piace osservare come sia diverso per tutti.
Mi incanto a vedere chi esce presto con il carrello per andare a fare la spesa,chi ciondolante con una tuta improbabile legge il giornale al bar alle undici inoltrate, chi porta i bambini con bici e palloni al parco,chi esce in tenuta da corsa,chi semplicemente non esce e basta ciondolandosi in giro per la casa.

Il sabato mattina regala opportunità e non chiede ogni settimana di rispettare una rigida visione di se stessi, permette cambi di rotta, permette di essere pera, mela o banana e poi tornare di nuovo indietro.

In un anno quanti sabati mattina hai avuto Gnocco? Tanti, tantissimi diversi, complicati o terribilmente semplici.
Oggi qui c'è  il cielo terzo e un vento fresco, che insieme al sabato mattina regala aria nuova.. allora solo orzo caldo con un cucchiaio di miele di castagno, niente ricetta solo bentornati a voi..