domenica 8 febbraio 2015

Spaghetti agli scampi, tappi dei pennarelli perduti e consapevolezza sull'albachiara

Questa è una riflessione affollata, come ultimamente molti aspetti della mia vita.
In mente ho una serie di cose che vorrei scrivere, che se ne portano dietro altre che vorrei leggere, altre che vorrei cucinare, qualcuna che vorrei cucire, molte altre che vorrei tagliare e incollare.
Il tutto è incastrato in uno spazio temporale che prevede anche blande attività di sopravvivenza quotidiana, di rossi da scegliere, di parole da dire e di baci da dare.
Per cui in preda ad un raptus creativo non gestibile decido di affollare e "diunfiatoraccontare" quanto gli spaghetti con gli scampi abbiano a che fare con i tappi dei pennarelli perduti e così per magia alla consapevolezza che Albachiara non parla della mia Chiara.
Partiamo tuttavia da un inizio.



Non adoro il pomodoro con il pesce. Nella mia letteratura "gastronomica" il pesce è in bianco, forse un paio di pomodorini, ma generalmente in bianco.
I primi di pesce, che più mi piace mangiare, non prevedono pomodoro, eccetto uno: gli scampi.
Ieri sera ho deciso che avevo voglia di una cena, diciamo vera, primo, secondo, contorno e un vino vero. Almeno avevo voglia di cucinarla.
Gli scampi sono senza impegno.
Reciproco, intendo.
Nel senso che loro sono buoni, e basta.
Viene un sughetto speciale nel tempo che la pasta si cuoce, e basta.
I nani puliscono il piatto, e basta.
Io li mangerei dalla padella, e basta.
Unica vera segnalazione che mi sento di dire è che le linguine sono di gran lunga migliori, e che completare la cottura della pasta nella padella permette alla pasta di mantecare, si, quasi come un risotto..ed è magia allora.

Ma poi arrivano i tappi dei pennarelli perduti.
Ogni nano scolarizzato, a scuola, probabilmente, è abituato a raccoglierli.
Il nostro barattolo è pieno.
In questa domenica sera affollata vi domando dove finiscono i tappi dei pennarelli perduti.
Non posso buttarli, non me la sento. Ma così senza il fedele compagno pennarello mi lasciano dubbiosa sul loro destino, così senza una mano di un bambino che li stappa, mi sembrano senza futuro o magari in cerca di uno nuovo, di una luce nuova.
Per ora li guardo, e basta.
Spero che scrivendone, entrino nel paradiso delle cose che vorrei trasformare e attendano fieri il loro turno.



Ultimo punto di questa isterica riflessione. Ho riascoltato Albachiara, ho riletto il suo testo e sono assolutamente certa che la mia Chiara non è lei, non ha nulla a che vedere con lei, è un'altra Chiara e questo mi piace tutto sommato molto.

sabato 31 gennaio 2015

Tutte le cose che ne contengono molte altre




Allora si, sono troppo raffreddata e ho davvero troppi brufoli per non essere una quindicenne.
Questo lo stato di fatto.
Questo il fuori della scatola.
Poi il dentro.
Quello di come mi sento.
Direi sparsa, in cerca, a tratti persa.
Quindi direi che in questo caso specifico la scatola è abbastanza allineata con il suo contenuto.
Lavorando su una cosa che chiede molto dentro, ho ritrovato uno degli oggetti che più di altri contiene mille altre cose.
Un ricettario, meglio un' agenda trasformata nel tempo nel mio ricettario, lo spazio fisico che ha accolto la storia di ognuna di quelle ricette che sono finite lì sopra.
Lo sfoglio e pezzi di tempi tornano in superficie, quelli di quando ogni mercoledì andavo laggiù ad imparare a cucinare, quelli di quando a casa con il pancione cucinavo e cucinavo, quelle dei primi anni di questo blog dove ero solo incantata dal benessere che fotografare e scrivere di cibo mi dava.
Ma custodisce molto di più: i giorni silenziosi, le ricette sbagliate e me, che nel tempo diventavo altro.  
Adoro tutto ciò che accoglie dentro di sé altro, tutti coloro che riescono ad andare oltre i mille contenitori in cui siamo imbrogliati, adoro immaginare tutto ciò che c'è dentro un sapore, le mani attente, il fuoco lento, le erbe, le imperfezioni. 
E adoro passare dal sapore alla vita, tornare ad un profumo e arrivare ad un sentimento. Raccontare di cibo e di come prendersene cura è un modo in cui mi sento bene, i cui facili mi appaiono tante cose che provo o che non provo più.

E allora stasera, che fuori piove e la mia scatola è troppo ammalata per considerazioni sensate, vi lascio un po' in cerca di tutte le cose dentro i contenitori, soprattutto quelli sparsi della vita, così senza ricetta puntuale..solo ricettari.





 

lunedì 26 gennaio 2015

Broccolo di Natale lontano

Oggi serviva darsi da fare.. e io mi do da fare sempre, non mi nascondo, anzi troppo spesso me lo vado a cercare il da fare, con torcia e lente di ingrandimento.
Non ne riesco a fare a meno, mi impelago di continuo, restando invischiata spesso, senza forze anche.. perché la coperta e sempre troppo corta  e i miei piedi restano scoperti tantissime volte.
Mi fermo.
Basta storie di complicati modi di vivere le cose del mondo.
Torniamo al darsi da fare, e in particolar modo al darsi da fare con i broccoli.
Il principe ranocchio della mia cucina, brutti, verdi e puzzolenti nascondono un cuore d' oro, un animo forte e alle volte anche una bionda chioma su un cavallo bianco.
Sono amici fedeli che riservano sempre altro oltre le apparenze, in ogni occasione resteranno al tuo fianco con un cuore generoso.
Oggi li ho sfruttati per un Natale sfasato, per portare calore su una tavola che chiedeva unione e condivisione, un pranzo che voleva quasi chiedere scusa di una mancanza, di una assenza..
E' stato bello, bello da impazzire perchè il desiderio di condividere ha creato l'occasione, ha portato il Natale in tavola il 25 gennaio..
e allora un broccolo si, cari miei, un broccolo è il compagno giusto per trasformare una data in un Natale del cuore..un 25 gennaio, 
con un broccolo silenzioso ricordo fiorati e parole.

Facili come non mai
Broccoli siciliani cotti a vapore, un po' di sale un po' di pepe
Una bella teglia calda di porcellana imburrata, dispongo i broccoli e li schiaccio grossolanamente con una forchetta
Una generosa dadolata di caciotta di mucca mescolata  e poi ancora uno strato di broccoli grossolamenente schiacciati
Mollica di pane grossolana, grana grattuggiata e scaglie di mandorle tutto a coprire
Forno - Grill a 180° per 15 minuti circa..

Aprite il cuore e godeteveli generosamente!!!

Sabato mattina, il mio

C'era una volta una mattina in cui tutto tace, tutto è silenzioso e solitario.
Si chiama sabato mattina ed è in assoluto uno dei miei preferiti, soprattutto nel momento dell'attesa che inizi.
Il sabato mattina non ha aspettative di un vero giorno di riposo, ma è uno spazio rubato ai tanti che lavorano, alla vita che fuori comunque si accende, a qualche scuola che comunque anche questa mattina si apre.
Il sabato mattina non ha una natura sola, ma si adatta ai desideri di spazio di ognuno. 
E allora mi piace osservare come sia diverso per tutti.
Mi incanto a vedere chi esce presto con il carrello per andare a fare la spesa,chi ciondolante con una tuta improbabile legge il giornale al bar alle undici inoltrate, chi porta i bambini con bici e palloni al parco,chi esce in tenuta da corsa,chi semplicemente non esce e basta ciondolandosi in giro per la casa.

Il sabato mattina regala opportunità e non chiede ogni settimana di rispettare una rigida visione di se stessi, permette cambi di rotta, permette di essere pera, mela o banana e poi tornare di nuovo indietro.

In un anno quanti sabati mattina hai avuto Gnocco? Tanti, tantissimi diversi, complicati o terribilmente semplici.
Oggi qui c'è  il cielo terzo e un vento fresco, che insieme al sabato mattina regala aria nuova.. allora solo orzo caldo con un cucchiaio di miele di castagno, niente ricetta solo bentornati a voi..


lunedì 3 giugno 2013

Leggiadro, pizzicato, sulle punte..quasi..Crumble di fragole al profumo di menta


Questo è un dolcetto, così di quelli facili, senza pretese, che non chiedono troppa attenzione e troppa concentrazione, ma che nascono bene, diciamo sempre, o quasi sempre...

il quasi è dato dai dettagli, chiedono mani leggere, mani che sappiano pizzicare, leggiadre, mani senza pensieri, mani che guardano la forma più che la sostanza, è un dolce dove mi perdo a tagliare le fragole a cubetti piccoli anche se in forno nessuno nè vedrà più la forma, è un dolce dove con cura preparo briciole distinte anche se poi quello che si apprezzerà sarà il tutto un dolce di dettagli che la cottura porterà via,
il quasi è mio,il quasi è una questione personale,
pochi lo noteranno il quasi, tutti forse apprezzeranno che è buono e basta.


Bene allora Gnocco,
quanto sono leggere le tue mani oggi?
Fuori il sole c'è, tiepido, non da maggio, ma c'è
Nani, sono li che pascolano e uno ogni tanto entra e sbriciola con te

Bene allora Gnocco,
Quanto uguali riesci a tagliare le fragole?
Quanto riesci a respirare Gnocco?
Quanto riesci a sbriciolare la pasta?
Nelle fragole aggiungo qualche foglia di menta, insieme allo zucchero e limone e poi in frigo
Le briciole vogliono 100gr di burro, 100gr di zucchero di canna, 100gr di farina, tutto in una terrina
e si inizia il lavoro più bello di questo dolce. Poi in forno 180°C diciamo 30 minuti.

Bene allora Gnocco,
Quanto libera ti senti mentre sbricioli?
Quanto ti senti leggiadra nel farlo?
Quanto zucchero hai detto che serve?
Le mani devono lavorare l'impasto con le punte delle dita,
come un ballo sulle punte, i pensieri devono restare nel palmo non scivolare sulle punte,
i pensieri possono restare nel cuore,
ma le punte devono pizzicare l'impasto e non lasciare tracce di tutto quello che dentro passa.

Bene allora Gnocco,
è abbastanza di dettaglio?
la forma ti ha portato via dalla sostanza delle cose o testarda lì sei restata?
la pallina di gelato di vaniglia che fa ridere e basta sei riuscita a servirla?

Il crumble di Gnocco è ricco di quasi,
di tante domande che leggiadre, cadono pesanti,
di tante storie che passano e solo in parte trovano conforto in un dolcetto così,
di quelli facili e basta.