lunedì 3 giugno 2013

Leggiadro, pizzicato, sulle punte..quasi..Crumble di fragole al profumo di menta


Questo è un dolcetto, così di quelli facili, senza pretese, che non chiedono troppa attenzione e troppa concentrazione, ma che nascono bene, diciamo sempre, o quasi sempre...

il quasi è dato dai dettagli, chiedono mani leggere, mani che sappiano pizzicare, leggiadre, mani senza pensieri, mani che guardano la forma più che la sostanza, è un dolce dove mi perdo a tagliare le fragole a cubetti piccoli anche se in forno nessuno nè vedrà più la forma, è un dolce dove con cura preparo briciole distinte anche se poi quello che si apprezzerà sarà il tutto un dolce di dettagli che la cottura porterà via,
il quasi è mio,il quasi è una questione personale,
pochi lo noteranno il quasi, tutti forse apprezzeranno che è buono e basta.


Bene allora Gnocco,
quanto sono leggere le tue mani oggi?
Fuori il sole c'è, tiepido, non da maggio, ma c'è
Nani, sono li che pascolano e uno ogni tanto entra e sbriciola con te

Bene allora Gnocco,
Quanto uguali riesci a tagliare le fragole?
Quanto riesci a respirare Gnocco?
Quanto riesci a sbriciolare la pasta?
Nelle fragole aggiungo qualche foglia di menta, insieme allo zucchero e limone e poi in frigo
Le briciole vogliono 100gr di burro, 100gr di zucchero di canna, 100gr di farina, tutto in una terrina
e si inizia il lavoro più bello di questo dolce. Poi in forno 180°C diciamo 30 minuti.

Bene allora Gnocco,
Quanto libera ti senti mentre sbricioli?
Quanto ti senti leggiadra nel farlo?
Quanto zucchero hai detto che serve?
Le mani devono lavorare l'impasto con le punte delle dita,
come un ballo sulle punte, i pensieri devono restare nel palmo non scivolare sulle punte,
i pensieri possono restare nel cuore,
ma le punte devono pizzicare l'impasto e non lasciare tracce di tutto quello che dentro passa.

Bene allora Gnocco,
è abbastanza di dettaglio?
la forma ti ha portato via dalla sostanza delle cose o testarda lì sei restata?
la pallina di gelato di vaniglia che fa ridere e basta sei riuscita a servirla?

Il crumble di Gnocco è ricco di quasi,
di tante domande che leggiadre, cadono pesanti,
di tante storie che passano e solo in parte trovano conforto in un dolcetto così,
di quelli facili e basta.



venerdì 29 marzo 2013

Prima che vai, e poi ritorni..maccheroni pachino, cavolo siciliano, acciughe e pangrattato



Cucinate il broccolo siciliano a vapore,  prendete una bella padella capiente, olio extravergine, e fate sciogliere un paio di filetti di acciughe, poi fate rosolare il broccolo che avete cotto in precedenza, aggiungete 4/5 pachino tagliati  a metà.
In un altra padella fate tostare del pangrattato (considerate due cucchiai colmi a persona).
Scolate i maccheroni e ripassateli nella padella con il broccolo e solo alla fine quando saranno ben ripassati, aggiungete il pangrattato.

Potete spolverare con del pecorino...


Ho preparato questa pasta un sabato a pranzo, di quelli che "vediamo che c'è nel frigo di commestibile",
dopo quel sabato non ci sono stati sabati simili per una lunga e noiosissima serie di innumerevoli ragioni.
Ho ritrovato le foto e ho pensato che era stato un bel sabato, di quelli di casa, di vita normale, un pranzo del quotidiano, senza troppe ambizioni, ma anche con un po' di impegno.
Ritrovo le foto e penso a tuttaltro, si la ricetta, ma dentro tutta la voglia di indipendenza di quel sabato mattina in cui l'ho preparata e tutta quella voglia che oggi mi ruba sonno e fiato.
Prima che vai e che poi torni , lascio messaggi chiusi nella ricetta, messaggi che parlano di me e di quanto abbia voglia di tornare a cucinare a casa mia, di quanto abbia voglia di riavere tutte le mie "C" quelle facili e quelle impossibili.
Messaggi rosolati nel pangrattato che parlano di spazi piccoli da ritagliare, per me e per chi va, parlano di spazi da ritrovare per poterne immaginare di nuovi.
Rivedo questo broccolo e penso che se non ritrovo zone mie, tempi esclusivi, non sarò in grado di rimmaginare nulla, sia per chi resta che per chi va...
Nel mezzo di chi resta e chi va, che poi torna, ho bisogno di capire dove e come incastrare nuove energie che oggi sembrano solo scivolare via..
Prima che vai, vorrei dirti che io resto, anche senza cucina, anche senza spazio e tempo, resto perchè uno spazio si ritrova, un tempo si ritaglia e che poi torni.



venerdì 1 febbraio 2013

La teoria dello sformato, di quanto riempe o svuota la mente, di quanto la rende leggera e di quanto la rende appagata



Facilissimo,
lo avrete fatto un milione di volte, lo avrete mangiato alle feste di quando eravate tredicenni, lo avrete preparato per fare una scampagnata, lo avrete chiamato in mille modi diversi, gattò, pizza, ha un milione di nomi diversi..
Si fa perchè è buonissimo, semplice, è un piatto unico, completo, dal primo al contorno, è rotondo e se lo sai fare bene non richiede di mangiare null'altro, con un piatto solo risolvi la cena.
Io invece stasera lo preparo perchè vorrei cucinarne un milione di piatti, avere un elenco di ricette da seguire, provare le mille versioni di sformati, tutti quelli di una vita, ci avete mai pensato...ma quanti sformati si possono mangiare, quanti davvero buoni, quanti invece solo di rosticceria.
Lo preparo perchè vorrei davvero provare la mia teoria dello sformato, di quanto riempe o svuota la mente, di quanto la rende leggera e di quanto la rende appagata.
Eccola qui, ci sono piaceri semplici, che sono come uno sformato di patate, sono buoni e basta, chiari, semplici e lineari.

Poi ci sono altri piaceri, altri desideri, altre tensioni che sono appaganti, sempre come uno sformato; non hanno la stessa rotondità dei precedenti, ma svuotano la testa o la riempono, rallentano il respiro, appagano, prima di essere buoni.
Le sfumature di quelli che appagano, di quelli che hanno il sapore un po' di ignoto, di quelli che non conosci ancora che profumo abbiamo, oggi vorrei imparare a cucinare quelli.
Aggiungiamo, zenzero o noce moscata?Forse bacon affumicato, forse zafferano..non lo so, per ora non me lo domando ma vorrei trovare una di queste di ricette, da qualche parte ci saranno scritte, anche se tutti mi raccontano di sformati buoni..io stasera cerco gli altri.
Il mio non lo so come è venuto..se sarà quello delle feste del liceo, o sarà tra quelli che ancora devo provare..


Prendete 4 patate piuttosto grandi, un bocconcino di mozzarella, un etto di prosciutto cotto di ottima qualità, noce moscata, 2 uova, pan grattato e olio, si sale...

Fate bollire le patate, schiacciate, aggiungete noce noscata, sale, olio un paio di cucchiaini, due uova intere, dadini di cott, pezzetti di mozzarella, e impastate tutto, con energia, , prendete una bella teglia non troppo alta oliate e spargete ed pan grattato, mettete il vostro impasto e ricoprite di pan grattato.
In forno a 180°, circa 30 minnuti e poi 5 minuti di grill

martedì 22 gennaio 2013

Belli, sbagliati and so dangerous...

Avevo deciso di non postarli, avevo deciso di passare in silenzio al prossimo...
Un risultato terribile non può essere raccontato su un blog di pseudo ricette, giusto? alle volte è richiesto un passo indietro e basta..
Eppure li ho guardati e il mio equilibrio instabile si è fatto venire in mente un sacco di cose da scrivere, l'epistemologia del muffin sbagliato ;)..e allora va be io le scrivo,
voi passate alla prossima ricetta, non seguite questa perchè è sbagliata, molto sbagliata e Gnocco oltre a questo oggi ci ha messo anche del suo.
Sono belli, la foto non gli rende merito, ma sono davvero belli, fanno casa, fanno thè quando piove, fanno inverno, fanno famiglia, fanno cose genuine, fanno casa piena di piccoli mostri alti meno di un metro, fanno luce calda di una bella sala da pranzo, fanno vita di tutti i giorni...
Li vedete e dite, che mamma adorabile deve averli preparati, quanta dedizione ed amore..cura nello scegliere il piatto, nel presentarli, nel servirli..
Li vedo e dico, cara Fra sei davvero una super mamma che mentre i nani dormono ti diletti a preparare amorevoli delizie per il loro palato..
Li vedo e si prendono un pezzo di me, quello più intimo, più profondo, quello che vorrebbe solo offrirgli un'esistenza ricca e piena di sfumature..

Ma poi li assaggi, non solo occhi, ma palato, tatto, un po' di istinto..e scopri che sono sbagliati, troppo sbagliati, quasi pericolosi...
Che hai combinato Gnocco, dove è finita la dedizione, la cura, l'attenzione..
Ma la vita è così, anche piena di fermate fuori dal sentiero, di corse fuori dalla strada battuta, di tentativi sbagliati, un po' pericolosi, leggeri, che arrivano così dal nulla...
Li assaggio e si prendono l'altra parte di me quella che vorrebbe vagare con uno zaino tra la Provenza e la Turchia, senza orari, senza vita, quella che sbaglia e non si accontenta di avere solo un vestito, quella che non è mai ferma e che forse dovrebbe rassegnarsi ad esserlo, quella che si prende oramai per quello che è senza rimproverarsi più tanto..
Li assaggio e mi ritrovo..mi tranquillizzo, sono terribili, non li posso dare ai nani, ma io sono salva...belli, sbagliati e così pericolosi da assaggiare..



p.s. ops la ricetta l'ho dimenticata...ma che ve ne fate di una ricetta sbagliata?!?













giovedì 17 gennaio 2013

Vellutata, del vagabondare distratto e irreale

Prendete 2 carote, pelatele, lavate bene...
Prendete 1 patata pelatela, lavate bene
Prendete  1 porro, tagliate a pezzi...
Mettete sul fuoco, cottura lenta, a vapore..
Prendete le verdure una volte cotte,il porro solo nella parte bianca, prendete il minipimer e il suo bicchiere, mettete l'acqua di cottura delle verdure, aggiungete olio extravergine vero, salate e frullate.

Se vi piace aggiungete orzo, farro, grano, crostini di pane o liscia..così, vellutata senza panna.


Oggi la ricetta arriva prima delle mie parole, un po' perchè è talmente facile che chiamarla ricetta è quasi un'offesa, un po' perchè così potete leggere solo l'inizio;), un po' perchè io sono too slow today e con me le riflessioni dietro la vellutata.

Ma che si porta una vellutata? Cioè quanto pesa una vellutata? Direi poco o niente, la preparo distratta, ma con cura, la preparo velocemente, ma a cottura lenta, la preparo per loro, ma vago oltre loro, che sono qui.
Giro e vago.
E poi torno.
Ma il vagare mi è dolce, anche se dolce non è, perchè poco conosciuto, lontano e irreale.
Ma il vagare mi distrae, mi porta fuori strada e al tempo stesso mi fa essere presente nel viverlo.
Mi fa dormire poco e io amo dormire.
E allora facciamo così per oggi di reale c'è solo la ricetta, il resto lasciatelo fuori perchè non è di questa vita.
La vita è adesso diceva uno...il vagare è fuori dalla realtà dell'adesso e quando diventa reale si frantuma in mille pezzi, perde senso e spessore.
Quindi lo lascio lì come vapore, leggero e sinuoso, a margine.
Lo lascio lì e spero non vada via troppo presto.

Gnocco in una versione introspettiva è impazzito?!? Può essere, non me ne vogliate...poi passa.